• C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.

(Beatrix Potter)

  • Poesia scritta da Amelie, 7 anni.

Il fringuello e l'aquila

Un tempo, nell'odierna Inghilterra, abitavano, nei fitti boschi montani di abeti, pioppi e larici, una svariata quantità di uccelli e rapaci: aquile, falchi, fringuelli, colibrì e picchi. Tutto procedeva secondo le regole dettate da anni e secoli da Madre Natura. Logicamente, però, i predatori avevano avuto, da sempre, il predominio sugli altri. In una fredda e caotica giornata invernale una piccola fringuella stava tornando nella propria tana dopo una giornata dedicata alla dura e impervia impresa di raccogliere semi e cibo per lei, i suoi piccoli e il padre degli uccellini che, a sua volta, era andato in cerca di minute foglie e aghi per la creazione di un piccolo angolo dedicato ai piccoli.

La madre lottava contro le impetuose raffiche di vento quando venne afferrata da una forza potente e superiore: quella di un'aquila reale. Il becco giallo risaltava sul manto scuro a tratti smorzato da piume candide e bianche come nuvole, le robuste ali dell'animale tagliavano il vento, gli occhi neri puntati all'orizzonte, gli artigli immobili stretti sul minuscolo corpo marrone della povera fringuella. Ad un certo punto l'aquila, iniziò a planare, zigzagando fra pini e arbusti. L'immensa apertura alare dell'uccello facilitava lo spostamento di enormi masse d'aria le quali, impetuose, scrollavano quantità inimmaginabili di neve. Il volo del rapace rallentava sempre di più finché si fermò mollando la preda ormai stremata e ancorandosi bruscamente al ramo di un albero maestoso in cui, da qualche tempo, era situato il suo nido.

“Ti scongiuro grande aquila, lasciami stare: non ti ho fatto alcun male o ingiustizia. La mia innocenza può essere provata” supplicò la fringuellina. “Potresti anche avere ragione, se non stessi parlando con me però! Sei solo un essere inutile! Rispose l'aquila. La poverina spaventata e in preda al panico, rispose con voce tremante:“Non avvicinarti perfida aquila meschina, io …...Io ho amici degni di essere guardie del bosco”.“ Bene, io, invece, ho artigli appuntiti!” disse l'aquila. Proprio in quell'istante cinque falchi neri attaccarono l'aquila disorientandola. L'animale cominciò a vaneggiare in cerca d'aria: le ferite riportate sul torace dell'uccello facevano fuoriuscire sangue e le piume iniziarono ad impregnarsi, assumendo una colorazione rossastra. Proprio quando i possenti falchi fermarono il loro attacco ancorandosi fieri ai rami sporchi di resina dell'abete, l'aquila perse l'equilibrio cadendo al suolo con un rumore sordo che si propagò all'istante fra gli alberi e che venne sostituito, poi, dal fruscio del vento. Poco dopo, cinque scoiattoli, uno dal pelo folto e marrone, uno nero e altri tre striati, alzarono il grande rapace dal letto di foglie su cui era caduto, portandolo fino ad una valle immensa ed estesa sulla quale fiori variopinti coloravano il paesaggio di innumerevoli tonalità.

Lì, l'aquila fu curata da minuscoli insetti: i medici della foresta. La fringuella intanto, gioiosa come non mai, era tornata nella sua tana, fra i suoi piccoli, a terminare la realizzazione del nido. Il rapace imparò la lezione e capì che l'arroganza e la presunzione non vengono mai ripagate, ma costantemente punite.

  • Favola di Riccardo, 9 anni.